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Set 02

Acqua

ACQUA MINERALE VERSUS ACQUA DEPURATA

Da qualche anno, gli impianti (casalinghi o meno) per la depurazione dell’acqua, si sono affermati nel mercato come soluzione alternativa al consumo di acqua minerale in bottiglia.

Questi strumenti, che si applicano direttamente al rubinetto di casa, offrono diverse tecniche di filtraggio, adattabili secondo le esigenze del consumatore.

Però, come per ogni invenzione geniale, c’è sempre anche il consueto rovescio della medaglia, e cioè la classica (ed inevitabile) polemica.

I depuratori ad osmosi inversa, sono infatti da qualche tempo, oggetto di opinioni divergenti, e, di conseguenza, anche di scetticismo. Fin qui, nulla da obiettare, in quanto è lecito, accettabile ed anche costruttivo che esistano pareri discordanti: ognuno dice la sua e poi il cittadino consumatore è libero di scegliere per proprio conto.

Ma, in effetti, dal momento che stampa e servizi mediatici si sono molto accaniti intorno a questa campagna anti-depuratori, il “lieve” sospetto che vi sia, sotto sotto, un bel conflitto di interessi, sembra essere legittimo…

Gli investimenti promozionali delle aziende produttrici di acqua minerale (così come per qualunque altro prodotto di uso comune), è noto, raggiungono cifre esorbitanti. Nell’anno passato, per esempio, sono stati spesi oltre 300 milioni di euro per sponsor suddivisi in questo modo: televisione (62%), radio (11%), riviste (14%), internet (10%) ed affissioni (2%).

I canali mediatici, pertanto, i quali ricevono cospicue sommette per fare della pubblicità, si guardano lungamente dal rischiare di perdere i propri sponsor (l’acqua nel nostro caso), decantando i vantaggi apportati dagli impianti di depurazione casalinghi, altrimenti questa perdita potrebbe tramutarsi in un grosso flop economico.

E’ doveroso comunque, mettere sull’altro piatto della bilancia il fatto che, fiutando il “guadagno facile”, moltissime piccole imprese, si sono improvvisate leader nella depurazione dell’acqua, immettendo sul mercato impianti scadenti, mal manutenuti o non legali, aumentando così l’ aura di dissenso che si è andata via via formando attorno a questo settore.

Oltre all’ irresponsabilità di queste aziende, che fortunatamente rappresentano la minoranza, a complicare la situazione ci si è messa una normativa che impone agli “addolcitori” (le apparecchiature che scambiano chimicamente ioni di calcio con ioni di sodio, ben diversi dai depuratori in oggetto) di non scendere sotto una certa soglia sulla demineralizzazione. In pratica non è permesso togliere minerali al di sotto di un preciso parametro.

La quantità di sali minerali presenti nell’acqua, chiamata tecnicamente“durezza”, si misura in Gradi Francesi (°F).

La legge riguardante l’acqua potabile non definisce un vero e proprio valore di riferimento, bensì “consiglia” valori di durezza compresi tra 15 e 50 °F; in sostanza, dunque, maggiore è questo numero e più alta è la concentrazione di sali.

Questo è un problema di un certo rilievo per i depuratori a osmosi, perché in mancanza di una normativa specifica per questa particolare depurazione, vengono considerati alla stregua degli “addolcitori”, nonostante ci sia una certa differenza tra le due categorie: gli addolcitori, infatti eseguono un trattamento chimico all’acqua, mentre nei depuratori a osmosi il processo è puramente fisico (la membrana lascia passare solo le molecole sotto un certo diametro).Ci preme a questo proposito puntualizzare che le principali marche di acqua in commercio hanno una durezza inferiore a 15°F.

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