Lug 03

Acqua pulita, il parere degli esperti

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Professor Marcello Giovannini, già direttore della 5a Clinica Pediatrica dell’Università di Milano (Ospedale S. Paolo).

 

L’acqua del rubinetto è adatta per l’alimentazione del neonato e del bambino e per la sua igiene personale?

Al giorno d’oggi l’acqua potabile, almeno in particolari regioni e nei considerevoli agglomerati urbani, non può riscuotere la fiducia della popolazione, soprattutto per quanto riguarda l’uso in nipiologia. Minori sono invece le riserve per l’impiego dell’acqua potabile nelle procedure di igiene personale. È anche vero, d’altra parte, che in alcune particolari situazioni geografiche (es. zone di montagna) l’impiego dell’acqua del rubinetto debba ritenersi sufficientemente sicuro.

 

Ritiene che le soglie di sostanze nocive e indesiderabili ammesse nell’acqua per uso alimentare siano, in alcuni casi, troppo elevate ?

ll limite massimo della concentrazione nell’acqua potabile di alcune sostanze sicuramente o potenzialmente nocive, peraltro uniformato per tutti i paesi della CEE, è da ritenersi adeguato per la popolazione adulta, mentre per quanto riguarda i bambini e in particolare modo i lattanti, sicuramente alcune soglie sono da ritenersi troppo elevate. Ad es. il contenuto di nitrati in un’acqua per uso nipiologico non dovrebbe superare i 10-15 mg/l anziché i 50 mg/l consentiti dalla legge. Ciò per un’aumentata sensibilità dei lattanti agli effetti di queste sostanze, con rischio di induzione di metaemoglobina e di aumentata formazione in vivo di nitrosammine, sostanze potenzialmente cancerogene. Inoltre le acque potabili sono soggette al rischio di contaminazione occasionale sia chimica che microbiologica, a volte rilevate solo dopo la comparsa di danni sulla popolazione, e a questo riguardo non vi è dubbio che la popolazione maggiormente esposta sia quella pediatrica.

Ritiene che l’opinione pubblica sia sufficientemente sensibilizzata sulle problematiche degli inquinamenti di tipo batteriologico e chimico?

Sicuramente le notizie diffuse attraverso i mass-media di inquinamento sia microbiologico che chimico dell’acqua potabile hanno notevolmente sensibilizzato l’opinione pubblica e, a mio avviso, il notevole aumento del consumo di acqua minerale in bottiglia che si è verificato negli ultimi anni è strettamente correlato ciò. Tuttavia sono convinto che l’informazione sulle possibili conseguenze connesse ad episodi di inquinamento sia chimico che microbiologico non sia ancora adeguata.

Su scala sociale quali rischi sono connessi alla progressiva degradazione dell’acqua per uso alimentare? Quali sono gli effetti sulla salute e sul metabolismo dei bambini?

Una risposta “scientifica” a questo quesito è praticamente impossibile al momento attuale, in quanto i potenziali danni sulla popolazione sarebbero strettamente connessi ad un determinato microbo o contaminante e così pure le alterazioni metaboliche nei bambini sarebbero strettamente specifiche per ogni determinato inquinante. D’altra parte il progressivo degrado ambientale a cui stiamo assistendo porta inesorabilmente ad un progressivo decadimento delle qualità dell’acqua potabile con ovvie ripercussioni sulla salute pubblica, la cui entità potrebbe anche essere di rilevanti proporzioni.

Qual è il suo parere sugli impianti di filtrazione dell’acqua potabile ad uso domestico? Ritiene che siano una risposta alternativa definitiva all’acqua in bottiglia ?

Senza dubbio impianti qualificati di filtrazione dell’acqua potabile, sia di tipo chimico che microbiologico, potrebbero contribuire in modo significativo alla salvaguardia della salute pubblica, specie se impiegati su larga scala. È certo che l’impiego domestico sia di sicura utilità nel ridurre i rischi connessi all’inadeguatezza dell’acqua potabile.

I pediatri, in genere, dovrebbero essere più documentati sulle qualità dei mezzi di filtrazione, eventualmente per consigliarne l’uso?

Sicuramente non solo i pediatri, ma anche i medici dovrebbero essere opportunamente informati e documentati sulle qualità dei mezzi di filtrazione dell’acqua potabile, per poterne adeguatamente consigliarne l’uso. L’acqua per cucinare, bollendo, in situazioni di inquinamento chimico, vede aumentare la concentrazione di inquinante.

Ritiene che l’uso di acqua filtrata per cucinare sia auspicabile?

L’uso dei mezzi di filtrazione per l’acqua impiegata per la cottura degli alimenti direi che al momento attuale non ha alternative e che pertanto debba senza dubbio essere consigliata. Ciò in particolare per evitare l’aumento della concentrazione di sostanze tossiche, quali i metalli pesanti, che si verifica nel corso della bollitura, con conseguente parallelo aumento della loro concentrazione negli alimenti.

L’obbligo di notifica all’ASL (DM 443 del 21/12/1990) dell’avvenuta installazione di un filtro domestico è da considerarsi una ulteriore tutela per il consumatore?

È certo che l’obbligo di notifica alla ASL dell’avvenuta installazione di un filtro domestico rappresenti una tutela per il consumatore ed una sorta di garanzia sulla qualità del prodotto e sui risultati ottenibili. Rappresenta inoltre un metodo utile alla rilevazione epidemiologica e statistica delle persone che “non si fidano” della qualità dell’acqua di acquedotto.

 

Intervista pubblicata su Acqua Pulita dal Rubinetto n. 2/95

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